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B®and. The Smiths&Belle and Sebastian

17 ottobre 2011

Prefazione:

B®and è una rubrica di Contaminazioni Positive che indaga le intersezioni tra musica e marketing. [...]

Piccoli gioielli di comunicazione visiva, anelli di congiunzione tra musica e visual marketing, le copertine dei dischi hanno un ruolo importantissimo: assolvono quella funzione fàtica che il linguista Roman Jakobson individua come cruciale nella ricerca dell’attenzione e nello stabilire un contatto col destinatario/consumer; inoltre suggeriscono o anticipano il contenuto del disco quasi come se fossero il volto del gruppo. Le copertine non sono solo però una strategia narrativa o uno strumento per rafforzare la brand image del gruppo o artista musicale: dischiudono un segreto da conservare gelosamente, un mistero impalpabile fatto di note e parole, evocano ricordi, simboli, piccoli universi sensoriali.

Copertine storiche come The Dark Side of The Moon (curata dallo studio grafico Hipgnosis del fotografo e designer Storm Thorgerson), The Velvet Underground and Nico (sì, quella con la banana disegnata da Warhol) e Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (alzi la mano chi, vinile o file .jpg alla mano, s’è rovinato gli occhi per indovinare i personaggi presenti!) sono divenute icone, tanto da comparire immancabilmente nelle charts delle best music album covers nonché serigrafate su t-shirt, stampate su pins e impostate come sfondo del desktop dei geek musicali. Oltre ai vari Pink Floyd, Velvet Underground e Beatles, c’è chi della copertina ha fatto una scienza emotiva: gruppi come gli Smiths e i Belle&Sebastian hanno delineato una mappa sentimentale a colori (anzi, a monocromie!) definendo uno stile unico, riconoscibile, quasi come un marchio di fabbrica.

The Smiths - The Smiths (1983)

Non a caso abbiamo preso come riferimento gli Smiths e i Belle&Sebastian: gruppi speculari, i secondi sono riusciti ad aggiornare la lezione dei primi trasferendo la capitale del pop inglese da Manchester (città madre e matrigna per Morrissey, leader degli Smiths) a Glasgow (scozzesissimi i B&S) e cristallizzando quel concetto di indie-pop rimasto in incubatrice e cresciuto tra la fine degli anni ’80 e i primissimi ’90 grazie a etichette inglesi indipendenti come la Sarah Records e la Creation. Il pop che propongono si rifà agli stilemi sixties, strizza l’occhio al folk e ai modelli americani – chitarra in twangle&riverberi consistenti in primis – e predilige per i testi una forma narrativa che suona talvolta come una confessione (o un’operazione?) a cuore aperto o, analogamente, come il racconto in terza persona di adolescenti – età idoladrata dalla variante twee dell’indie-pop – fragilissimi, sognatori, innamorati e non corrisposti; personaggi che hanno come corredo genetico una timidezza cronica e finissima tale da renderli dei perfetti antieroi le cui gesta sono decantate con sarcasmo, ironia, empatia e, perché no?, distacco. Tutti questi elementi hanno contribuito a fissare nell’immaginario e nell’iconografia indie le copertine degli album delle due band. Ma andiamo con ordine.

The Smiths - This Charming Man (1983)

Gli Smiths sono stati per il suo istrionico leader Steven Patrick Morrissey, classe 1959 e giornalista musicale di belle speranze, uno schermo sul quale proiettare le sue passioni. Atipico menestrello amante di Wilde e dei film di Elia Kazan, esponente della working class inglese (ma incredibile cantore di versi come I’ve never had a job because I’ve never wanted one), personaggio sempre in bilico tra il serio e il faceto che ha contribuito a modellare il concetto di Englishness, Morrissey (per i fan “Moz”) ha costellato la discografia e le copertine di indizi, quasi tracciando delle coordinate emotive e culturali entro le quali si muovono le liriche. Così dal debutto omonimo (The Smiths, 1983) con Joe Dallesandro a torso nudo, ventenne sex symbol e attore feticcio per Andy Warhol nel suo Flesh, si passa a una fotografia di Jean Cocteau (super-icona dandy) per la raccolta Hatful of Hollow, datata 1984. Jean Cocteau, inoltre, verrà omaggiato nella copertina del singolo This Charming Man che ritrae l’attore Jean Marais in un fotogramma del film Orphée. A tale riguardo Morrissey dichiarò: “Siamo interessati alla bellezza, perché può essere molto positiva. E’ bello essere associati a cose non-violente. Preferiamo Cocteau invece di bottiglie rotte, o qualsiasi altro tipo di pacchianeria“, un forte statement che ribadisce la passione viscerale di Moz per il cinema, arte che trova uno spazio concreto nella discografia degli Smiths, non solo nelle liriche per cui Moz attinge a piene mani dai dialoghi di film anni ’50-’60, ma anche e soprattutto nell’artwork dei dischi.

The Smiths - Meat is Murder (1985)

Così la tradizione prosegue con il capolavoro del 1986 The Queen is Dead che mostra un giovanissimo Alain Delon nel film Il prigioniero di Algeri e ancora un fotogramma da Il gigante di Elia Kazan (kolossal che consegnò James Dean al firmamento post-mortem delle star hollywoodiane) per l’album Strangeways Here We Come del 1987, passando poi per la rielaborazione dal gusto pop-art (la stessa immagine stampata quattro volte) del poster del film The Year of the Pig di Emile de Antonio, ritoccato con la scritta Meat is Murder, titolo del loro secondo album del 1985. Ecco la precisa iconografia smithsiana (o, più precisamente, morrysseiana): poetesse come Shelagh Delaney, icone del cinema e personaggi appartenenti alla pop subculture immortalati sulle copertine sono il corrispettivo visuale delle canzoni e al contempo sono capaci di collocarle entro un determinato gioco di contesto e ipertesto, contestualizzazione e rimando ad altre immagini che traducono il messaggio delle canzoni imprimendolo in una sorta di cornice visiva.

Belle&Sebastian - If You're Feeling Sinister (1997)

Apostolo dichiarato di Morrissey è il leader dei Belle and Sebastian, Stuard Murdoch, classe 1968, uno delle penne più brillanti nel panorama dei songwriter pop inglesi. Il collegamento tra Murdoch e Morrissey non è solo geografico (Manchester e Glasgow sono entrambe città iper-industriali con una percentuale altissime di fabbriche), ma anche e soprattutto testuale: Murdoch è riuscito a portare il miserabilismo* tipico degli Smiths a livello narrativo, raccontando storie agrodolci di adolescenti intrappolati in goffaggini e insicurezze, dei giovani Holden Caulfield trapiantati in terra scozzese. Un manifesto programmatico della loro poetica sono le prime righe della prima canzone del primo album Tigermilk: “My brother had confessed he was gay/It took the heat off me for a while/He stood up with a sailor friend/Made it known upon my sisters wedding day“: versi che costituiscono un’ottima traccia per una possibile sceneggiatura filmica e che confermano il talento descrittivo, immaginifico e visionario di Murdoch, compositore musicale delle sue liriche - a differenza di Morrissey che si appoggiava al genio cristallino di Johnny Marr. La poetica di Murdoch si articola nel dualismo di tipo oppositivo tra mondo interiore e mondo crudele, un tema rintracciabile in molte canzone e che sì, in maniera inevitabile “smells like teen spirit“, ma allo stesso tempo innalza e rende paradigmatico quel passaggio dall’età infantile a età semi-adulta, un periodo delicatissimo in cui lo scontro con le prime dolorose esperienze può lasciare un segno indelebile per tutta la vita.

Belle&Sebastian - Fold Your Hands Child You Walk Like a Peasant (2000)

Così, sulla scia della tradizione monocromatica degli Smiths, i Belle&Sebastian hanno optato per delle foto “in situazione” che sembrano raccontare una storia e già proiettano l’ascoltatore nel loro universo. Contraddistinte da tinte monocromatiche (in ordine: azzurro, rosso, verde, giallo chiaro, giallo più vivace, grigio/nero, viola), le copertine mostrano una ragazza che allatta una tigre di peluche (dal sapore quasi bunueliano) oppure una ragazza dall’espressione sognante, quasi a fissare nostalgicamente il vuoto, mentre legge Il Processo di Kafka per il loro immortale If You’re Feeling Sinister (datato 1997) o ancora le gemelline Gyða e Kristín Anna Valtýsdóttir, ex componenti del gruppo mùm, coinvolte in un gioco di specchi – e ancora una volta accompagnate dall’immancabile amico libro. Questa copertina dell’album Fold your Hands Child You Walk like a Peasant ha suscitato nei fan un’attenzione particolare proprio a causa dei libri presenti in copertina dai titoli I Fought in a War e Beyond the Sunrise, tratti da due titoli di canzoni presenti nell’album ma non esistenti sul mercato e creati appositamente per l’artwork. Una nota finale meritano la t-shirt “Stressée, moi? Jamais” presente sulla copertina di Dear Catastrophe Waitress che ha generato un buon merchandising reso attivo da fan super affezionati (e super feticisti!) e il contest legato al lancio dell’album Write About Love dell’anno scorso.

Che dire? Smiths e Belle&Sebastian hanno dato vita a un connubio felicissimo di contaminazioni eterogenee che incontra le regole del visual merchandising e che diviene iconico. Dischi da ascoltare e da……osservare!

Per info maggiori sulle copertine degli Smiths consigliamo una visita al sito Vulgar picture.

*a style of art, music or writing that focuses on misery.

VZ