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“Raccontami una storia” – il server incominciò.

11 luglio 2012

Prefazione:

CowBird, Storify e gli altri: come si manifestano le dinamiche narrative al tempo dei nuovi media? [...]

Nel 1986 lo studioso americano Walter Ong pubblica un libro dal titolo Oralità e scrittura, un’analisi di come l’introduzione della scrittura abbia profondamente trasformato il pensiero delle società interessate dal fenomeno. Nel libro è operata una distinzione tra due tipi di culture: quelle a “oralità primaria” e quelle coinvolte nel processo di mutamento che la scrittura, considerata come una vera e propria tecnologia, stava compiendo.

Lo studio prende in esame anche il mondo contemporaneo, un’epoca nella quale, sostiene Ong, si manifesterebbe un ritorno all’oralità (o “oralità secondaria”) grazie alla diffusione dei media come radio, televisione e il computer e quindi la Rete, un’enorme raccoglitore di storie. In questo processo di ri-mediazione, la nuova oralità sarebbe influenzata, rispetto a quella della società non alfabetizzate, dalla scrittura e si differenzierebbe per la portata del bacino a cui si rivolge, un pubblico più vasto accomunato da un senso di appartenenza. La componente dicotomica e allo stesso tempo complementare della nuova oralità le fa assumere caratteri istintuali, quasi di necessità (e quindi legati a una sfera prettamente orale) e rivaluta, in quanto connessa alle tecnologie, l’importanza della scrittura come veicolo preferenziale.

La diffusione capillare di Internet ha permesso uno sviluppo dello storytelling con blog, forum e soprattutto social network dando la possibilità di condividere, sempre e da ogni parte del mondo, le proprie esperienze e rendendo ancor più democratica, quindi orizzontale e diffusa, la pratica narrativa di eventi reali o fittizi attraverso parole, link, suoni e immagini. Questo metodo di comunicazione multimediale facilita il coinvolgimento e la partecipazione ai contenuti: la storia raccontata, infatti, nasce sempre da una collaborazione, un tacito accordo tra narratore e ascoltatore che si trasferiscono conoscenze ed esperienze, ma soprattutto emozioni, che nel racconto trovano il mezzo più efficace di espressione.

Home Page di CowBird

Nascono così nuovi strumenti di narrazione digitale che convogliano al loro interno macro e microstorie, episodi maggiori o periferici che raccontano le vicende umane in modo esemplare. Un esempio di successo è CowBird, una piattaforma di semplice uso per scrivere storie e condividerle con persone dai gusti simili. Il valore aggiunto di CowBird è la completa multimedialità di ogni racconto che raccoglie la lezione del digital storytelling e si apre a inedite forme di espressione grazie a immagini, video, audio, musica, sottotitoli, ruoli, link, mappe che divengono elementi interattivi tipici dei social media. Un diario della propria vita? Non solo, piuttosto un contenitore di storie che divengono vere e proprie saghe intrecciate ad altri racconti presenti sulla board. CowBird vuole sperimentare infatti una nuova forma di giornalismo partecipativo basato sulle microstorie che si nascondono dietro gli eventi che generano notizie.

Una forma ibrida di immagine e storia è Six Word Story Every Day, creato nel 2010 da una designer e uno scrittore svedesi: SWSED è un’esplorazione giornaliera di racconti attraverso il linguaggio e la tipografia e trova la sua ispirazione, nonché la sua short-philosophy, nel mini-racconto di sei parole di Ernest Hemingway, “For sale: baby shoes, never worn”. L’esperimento è esaltante e stimola una creatività fuori dal comune, con risultati che potrebbero sembrare copertine e titoli di libri oppure locandine, o ancora nuovi meme virali basati su una forte componente narrativa.

Un esempio di Six Word Story Every Day

Pictory è la fusione di “picture” e “story”.  In rete dal 2009, questa forma di narrazione è legata alla componente più visuale: una didascalia fa diventare una fotografia un piccolo fotoromanzo, che diviene inevitabilmente un frammento di un racconto collettivo di stili di vita e differenze culturali. Simile a SWSED, l’esperimento del blog di Loghificio, un’azienda di comunicazione di Milano specializzata in loghi: un tumblr che raccoglie la notizia del giorno rappresentandola visivamente attraverso un logo o un foglio di graphic design.

Dulcis in fundo, un social media che raccoglie, organizza e condivide i flussi di informazione trovati sul web trasformandoli in narrazioni: si tratta di Storify, un esempio di “citizen journalism” (ovvero il risultato della democraticizzazione nel settore social e giornalistico che si sta manifestando sempre più grazie a social network come Twitter) che ricostruisce le storie presenti in rete a mo’ di mosaico. Un nuovo modo di raccontare gli eventi e i fenomeni mediatici, rendendoli totalmente personalizzabili, selezionabili e condivisibili ma anche, se riflettiamo, uno strumento per ri-scrivere la storia: un esempio perfetto di quel “re-make re-model” post-moderno che ingloba materiale, lo perfeziona e ce lo restituisce in una forma più narrativa e indiscutibilmente social.

 

Valentina Ziliani